venerdì 10 marzo 2017

La Falena ninja, ovvero di come fare "Ce l'ho, ce l'ho... manca!" coi sintomi - Parte II

Cito dalla sezione dedicata alle neuroscienze della Fondazione Umberto Veronesi (i commenti in blu elettrico fashion rappresentano le mie riflessioni all'epoca, circa all'inquasi):


I criteri del DSM-IV (Manuale diagnostico-statistico) per la diagnosi di depressione 
Occorre che 5 o più dei seguenti sintomi [figurati se ne ho così tanti, ma dai!] siano stati contemporaneamente presenti durante un periodo di 2 settimane [be', in fondo due settimane sono parecchie] rappresentino un cambiamento rispetto al precedente livello di funzionamento [Come le lavatrici? C'è l'obsolescenza programmata causata da bug delle multinazionali degli elettrodomestici? E se bevo Bolt Due in Uno è conveniente, risparmio e ho l'ammorbidente?]; almeno uno dei sintomi dev’essere costituito da umore depresso o perdita di interesse o piacere [fin qui ci siamo].  
a) Umore depresso per la maggior parte del giorno, quasi ogni giorno, come riportato dal soggetto o come osservato da altri [credo che piangere in continuazione sia sintomo di "umore depresso": ce l'ho] 
b) Marcata diminuzione di interesse o piacere per tutte, o quasi tutte, le attività per la maggior parte del giorno, quasi ogni giorno [be', questo forse no.. il fatto che non mi interessi leggere, mangiare, guardare anime, camminare o comunque alzarmi dal letto e che una pila di graphic novel di Jiro Taniguchi si stia ammucchiando da mesi sul mio comodino non significa niente, vero?... ok, ce l'ho] 
c) Significativa perdita di peso, in assenza di una dieta, o significativo aumento di peso, oppure diminuzione o aumento dell'appetito quasi ogni giorno [Va bene, è incontestabile, ce l'ho] 
d) Insonnia o ipersonnia quasi ogni giorno [se ce le ho tutte e due vale doppio? Cosa si vince?] 
e) Agitazione o rallentamento psicomotorio quasi ogni giorno [mh. Il rallentamento motorio l'ho sempre avuto, almeno secondo la mia professoressa di Educazione Fisica... però la sensazione di stare perpetuamente per affrontare un esercito di zombie armata unicamente di cupcakes c'è. Costantemente] 
f) Affaticamento o mancanza di energia quasi ogni giorno [be', se passo costantemente le notti a contare pecore, pecari, impala e dugonghi invece di dormire è normale che sia affaticata...] 
g) Sentimenti di autosvalutazione oppure sentimenti eccessivi o inappropriati di colpa quasi ogni giorno [grazie a 'staminchia, se mi andava tutto a gonfie vele e non desideravo ogni giorno di smettere di essere/comportarmi da perfetta incapace, non starei leggendo questo articolo... giusto?] 
h) Diminuzione della capacità di pensare o concentrarsi, o difficoltà a prendere decisioni, quasi ogni giorno [in effetti, passare varie decine di minuti anche solo a stabilire quale piede mettere per terra dal materasso ogni mattina potrebbe rientrare al di sotto della categoria "difficoltà a prendere decisioni"] 
i) Ricorrenti pensieri di morte, ricorrente ideazione suicida senza elaborazione di piani specifici, oppure un tentativo di suicidio o l'elaborazione di un piano specifico per commettere suicidio [e qui non posso fingere che il mio vagheggiato tentativo di approccio col tram non c'entri. Ce l'ho]. 
Occorre inoltre che:
  • I sintomi causino disagio clinicamente significativo o un'alterazione del funzionamento sociale, lavorativo, o di altre importanti aree.
  • I sintomi non siano dovuti agli effetti fisiologici diretti di una sostanza o a una condizione medica generale.
  • I sintomi non siano meglio giustificati da lutto, cioè dopo la perdita di una persona cara i sintomi persistono per più di due mesi o sono caratterizzati da una compromissione funzionale marcata, autosvalutazione patologica, ideazione suicidaria, sintomi psicotici o rallentamento psicomotorio.
La Dottoressa aveva avuto ragione, fin dal principio: la Falena mi aveva agguantato, e io non lo sapevo. Forse, in qualche modo, non avevo voluto saperlo, perché è difficile rendersi conto che nella propria vita si è insinuato un elemento potentemente estraneo sul quale si ha poco - se non nessun - controllo: ma questa consapevolezza è arrivata solo molti mesi dopo.
Lì per lì sono rimasta imbambolata come una cretina davanti allo schermo dell'Ipad di mia madre, con la sua inquietante custodia a gattini brillantinati che mi fissavano con uno sguardo che implorava la vivisezione del padrone, chiedendomi com'è che una presenza così palese e ingombrante si fosse impossessata della mia esistenza senza che me ne accorgessi.

La Falena si mimetizza meglio di un marine, e ha la
capacità,all'occorrenza, di inabissarsi nel sentiero di
Ho Chi Min come un vietcong con il marine
di cui sopra alle calcagna.
L'unica risposta che sono riuscita a a darmi è che, evidentemente, la Falena aveva le capacità di mimetismo di un ninja (sempre meglio che pensare di avere io l'acume dell'Ispettore Zenigata).
Chiariamo: la tentazione principale nel momento in cui smascheri la Falena è l'autoaccusa. 
Perché te lo avevano detto, perché non te ne sei accorto prima nonostante stessi male da tempo, perché "non ti sei curato" e, da ultimo, perché ti rendi conto che adesso dovrai cercare di uscirne e nel frattempo non sarai produttivo e affidabile come prima. 
Su quest'ultimo punto ho passato letteralmente settimane ad arrovellarmi: non potevo abbandonare lo stage, ma contemporaneamente non riuscivo a dare il massimo né a reggere bene la tensione; quest'ultima, vi assicuro, era notevole: chiaramente tutti si erano resi conto che avessi qualcosa che non andava, ma ritenevano anche che fossi effettivamente così, mentre invece si trattava dei sintomi dell'attacco della Falena. 
Inoltre, se già erano stati i problemi sul lavoro e l'approccio al mondo fuori dall'Università a costituire la miccia scatenante dell'attacco, trovarmi a dover dimostrare continuamente che no, non ero pazza - no, non ero una donnetta emotivamente instabile - no, non ero una patata bollente da scaricare a un altro capo sempre più recalcitrante, avevo solo bisogno di un po' di incoraggiamento e quiete  - no, non ero indegna dell'Alto Onore del posto che pure occupavo (gratis, perché all'idea di pagare lo stagista in Italia non siamo ancora pervenuti) non aveva avuto effetti positivi sulla mia situazione generale. 
Spingendomi sempre più all'abboccamento con il tram della scorsa puntata. 

***

Quando la Falena viene scoperta, non scappa. Sa benissimo di avere il coltello dalla parte del manico, e la semplice consapevolezza della sua presenza non può scalfirla in alcun modo.
La Falena in questo si comporta come tutte le malattie che affliggono gli esseri umani: sapere di avere un cancro al seno non lo farà regredire se decidi di non curarti (oppure di farlo con metodi alternativi da ciarlatano, quali una dieta veg/l'omeopatia/il metodo Stamina). 
Esattamente come sapere che ti è stata amputata una gamba non la fa ricrescere, e può fare di te un invalido, se non ti abitui a camminare, correre o guidare con la protesi. 
La Falena non rimane spaventata dall'abisso della piena coscienza, perché ci sguazza: se per crescere ha approfittato della tua ignoranza, il terrore, lo scoraggiamento, il senso di colpa che ti attanagliano quando ti rendi conto di essere stata catturata da lei sono solo fertilizzante in cui può ulteriormente prosperare. Mi spiego meglio...



Nel caso non si fosse capito, amo molto gli anime e i manga. Come tutta la mia generazione di bambini (nati tra la metà degli anni '80 e la metà degli anni '90) sono stata, in qualche misura, allevata dal tubo catodico. 

Un giorno forse parlerò di come l'adolescenza prolungata,
che impedisce oggi ai trentenni di avere un ruolo
sociale ben definito, consenta a una persona che si avvia
verso la metà della terza decade della propria vita
di passare pomeriggi d'ozio a guardare i cartoni animati,
nonché di accumulare qualcosa come milletrecento
volumi di fumetti... ma non è questo il giorno
Tra i molti prodotti partiti dalla terra del Sol Levante giunti ai patri lidi, c'era un anime oggigiorno piuttosto ignoto, ma che aveva la caratteristica interessante di essere ambientato nel Giappone del Periodo Edo, intitolato "L'invincibile Shogun". 
In questo cartone un nobile possidente, accompagnato dai suoi fidi servitori e da un cane, girava a piedi tutto il Paese a raddrizzare torti e sgominare nemici; praticamente una specie di Robin Hood nipponico che però non rubava niente (non ne aveva bisogno, essendo già ricco di suo, benché conciato come un poveraccio).
La cosa interessante era come il protagonista sconfiggeva i masnadieri che in ogni singola puntata opprimevano contadini, rapivano donzelle, rapinavano i viandanti e via discorrendo: semplicemente a un certo punto sfoderava un aggeggio con uno stemma e gridava "Inchinatevi davanti al nobile shogun Tokugawa Mitsukuni Mito!" (occasionalmente, anche dando a uno dei suoi servitori una specie di tergisudore chiamato "fascia della potenza" che conferiva a costui una forza sovrumana per caricare di mazzate i malviventi). 
Alla fine, in realtà quasi tutti i peggiori delinquenti affrontati dallo Shogun semplicemente deponevano le armi non appena venuti a sapere di trovarsi al cospetto di cotanto personaggio.
Tokugawa Mitsukuni Mito nell'atto di sconfiggere una banda di
criminali incalliti e assetati di sangue semplicemente
mostrando quant'è nobile e ricco.
C'è da domandarsi come mai questo anime non abba avuto
successo...
Ecco, la Falena non si comporta così.
Non fuggirà annichilita dalla vostra sconfinata forza interiore, né si lascerà sgomentare dalla vostra improvvisa illuminazione di starla ospitando, anche perché spesso quando raggiungete questa consapevolezza ha occupato così tanto spazio nell'economia della vostra mente da lasciarvi inerti davanti alla scoperta. 
Non gliene importa, così come non vi lascerà requie cercando di divorare tutto quello che siete stati, e potreste ancora essere.
Ospitare la Falena è come ospitare una tenia di venti metri. Può vivere dentro di te per mesi, se non anni, ma fatalmente inizia a consumarti e l'unico modo per liberarsene consiste nel trovare la testa ed eliminarla.
Nel frattempo, tuttavia, estrarre il corpo a pezzi fa sentire molto meglio, anche se trovare il vermifugo più adatto può non essere molto semplice. 
Per la verità, è facile tanto quanto sfuggire a una muta di pitbull affamati con addosso un vestito di würstel, ma - come ho spiegato nel primo post - quando si ha a che fare con la Falena "fare o non fare: non c'è provare".
Altrimenti lei potrebbe tentare di farti fuori, e ha gli strumenti per riuscirci.