martedì 21 marzo 2017

Le cinque W della Falena - parte I

Nel giornalismo anglosassone spesso, per conferire struttura logica all'articolo, si impiega la cosiddetta "Regola delle cinque W", cioè:

  1. Who = chi?
  2. What = cosa?
  3. Where = dove?
  4. When = quando?
  5. Why = perché?
Ora, io non sono un giornalista, tantomeno anglosassone: non ne ho l'aspetto, né i modi, e parlo un inglese zoppicante come un pirata con la gamba di legno. 
Quindi mi perdonerete se, spiegando come mai ho deciso di raccontare il mio incontro/scontro con la Falena e la lotta senza quartiere che ne è seguita, non seguirò precisamente queste cinque, auree, regole espositive.

Quando ho annunciato a uno dei miei migliori amici - sottolineo, uno dei pochi in grado di farmi ridere di gusto anche nel momento peggiore dell'Arrembaggio Entomologico - la mia intenzione di aprire questo blog, mi ha domandato perché volessi fare una cosa tanto stupida, anche se lo avevo avvertito della mia ferma intenzione di mantenere l'anonimato.
Non è che il mio amico, d'ora in poi chiamato per brevità Mimmo er Distruttore, credesse che non fossi in grado di portare avanti questo progetto, ma aveva paura impattassi con la massa di idioti che quotidianamente vagolano su internet cercando di dimostrare che la caricatura di Crozza Napalm51 esiste veramente.
Il noto complottista Napalm51, colui che - informato dalle
letture dei reportage-denuncia di John Gambardine -
si dedica a denunciare sui social le peggiori
 malefatte di Big Pharma, dei rettiliani, del Club
Bilderberg e, ovviamente, dell'Associazione Italiana
Produttori di Autocaravan, rea di aver causato il terremoto
in Centro Italia frullando il terreno con dei minipimer. 

Dal momento che  a volte tendo ad avere l'inconsulta fiducia nell'umanità tipica dei Bovari del Bernese e dei Leonberger - cani di grossissima-issima taglia, convinti che la loro funzione nel mondo sia di dare e distribuire coccole da chiunque e a qualunque cosa - mi sono allegramente impipata del suo avvertimento.
Ovviamente dopo il post precedente, nel quale mi sono soffermata a descrivere come l'omeopatia per la depressione sia l'equivalente dello sciacquarsi un arto ormai in cancrena, ho iniziato a ricevere mail da alcuni squinternati e addirittura pubblicità di improbabili prodotti che promettono di fare miracoli su qualunque patologia (anche psichica), mediante fasce da fronte agli ioni d'argento.
E io che credevo che certe cose capitassero solo a MedBunker, mica a una mezza cartuccia come me. Mah!



Tornando all'argomento del post, qualcuno potrebbe domandarsi per quale accidenti di motivo una persona che, dopo essere stata da chihuahua per mesi, inizia a sentirsi meglio, voglia accollarsi il rischio di avere a che fare con spammer, individui a cui l'alternativismo ha bruciato i neuroni, e altre amenità (ultima ma non ultima quella di essere fraintesa e trattata da matta dagli ignoranti).
È vero: molti terapisti consigliano di tenere un diario terapeutico per ripercorrere i miglioramenti ed effettuare dell'introspezione, sempre utile a trovare le motivazioni dell'Attacco della Falena (e, spesso, del perché il Maledetto Lepidottero ha scelto proprio noi).

Il Buon Oscar: mio mito letterario.
Tuttavia, non ho la minima intenzione
di emularlo nella vita reale: quindi NON
finirò in galera per le chiappe di un bel
giovanotto aristocratico, e purtroppo
non diventerò mai un'autrice celebre.
Pazienza. 
Non dico di non aver tentato: infatti, tengo un diario personale - con lucchetto e decorazioni interne di fiori, damine vittoriane e via discorrendo: per chiarire, uno di quello che secondo il Buon Oscar bisogna sempre portare con sé per avere qualcosa di sensazionale da leggere in treno - ma non si tratta di un diario terapeutico.
Inoltre, secondo me quando stai ancora troppo male, il diario terapeutico non è una buona idea: già il depresso ha la tentazione di autocommiserarsi e di rimuginare sui suoi guai, mettere per iscritto le sue farneticazioni non è di giovamento. O, perlomeno, non lo era per me. 

Questo blog è nato con un proposito diversissimo: cioè quello di raccontare la mia personale esperienza, di cercare di divertire attraverso una cosa che - pur presentando aspetti tragicomici - non è stata per niente spassosa, e di affrontare lo Scatolone della Vergogna.
Cosa sia quest'ultimo è un discorso estremamente complicato, che cercherò di affrontare nella seconda parte di questo post; per il momento, e anche per snellezza espositiva, vorrei spiegare una cosa.

Prima di tutto, occorre tener presente che qui racconto cosa è successo a me, in prima persona. 
Principalmente, perché vorrei che tutti, nel momento in cui un giorno si rendono conto di ospitare un'enorme Falena assetata di vita, avessero le fortune che, pur nella sfiga, ho avuto io: qualcuno che ti ama, e qualcun altro pronto ad ascoltarti. 
Soprattutto, la sensazione di non essere soli: che un Generico Chiunque, in un NessunDove, è sbigottito, sbalestrato e sconvolto esattamente come te. 
In questo periodo, non ho conosciuto nessuno che abbia sofferto di depressione e che fosse disposto ad ammetterlo: non è facile uscire dallo Scatolone della Vergogna. Ma mi sarebbe piaciuto parlare con qualcuno che sapesse cosa stessi passando.
I pochi gruppi di auto-aiuto che ho trovato sul web erano ancora più deprimenti che cercare di sgominare la Falena da soli: si parlava solo di effetti collaterali di farmaci (e mai di quelli che hanno funzionato), di esperienze passate, conflitti genitoriali, un presente che è un orizzonte cupo e amorfo in cui dibattersi.
Non è così. Voglio sia chiaro. 
La Falena è un ospite scomodo, che puzza ben prima di tre giorni: ma è, appunto, solo un ospite. Si può buttare fuori. Magari, nel corso della vita, tornerà a farci visita: ma sapere che una volta sei riuscito a sfrattarla renderà più facile liberarsene in futuro. 
Per cui, in questo blog voglio spiegare come, e perché, ce l'ho fatta - o ce la sto facendo.
Ma è solo la mia esperienza: quelle degli altri possono e devono essere differenti. Non pretendo che quel che per me ha funzionato valga per tutti.
Non fornisco consigli medici, ma spiego perché è giusto rivolgersi a personale qualificato.
Non prescrivo farmaci o cure, bensì espongo la mia esperienza, chiarisco che per me hanno funzionato, e che  decidere se, quando e quali assumere, spetta a un dottore.
Quando sostengo che qualcosa non ha alcun effetto in senso assoluto è perché è scientificamente così: sono, semplicemente, dei dati di fatto.
Ogni Falena ha un aspetto diverso, come differenti sono le motivazioni per cui quell'insetto ha scelto proprio quell'individuo. Però, in comune, hanno tutte che fanno star male e possono diventare pericolose.

Non c'è vergogna nel chiedere aiuto: non sempre si può bastare a se stessi, e spesso nemmeno si deve provare a farlo. 
Se anche solo una persona, leggendo questo blog, si rendesse conto di questo, potrei dire di aver raggiunto un risultato pari alla traversata della Manica a nuoto.
Pari secondo me, eh. Non succeda che qualche nuotatore esperto  - che ha davvero attraversato la Manica a nuoto  - mi scriva mail de fuego per darmi della merdina sportiva. 
Lo so anche senza che me lo diciate. E se lo ribadite, vi scateno dietro Mimmo.